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	<title>Blog Italia &#187; Junio Murgia</title>
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	<description>Turismo dentro e fuori il Bel Paese</description>
	<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:24:49 +0000</pubDate>
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		<title>La giornata delle Oasi del WWF</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 08:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[Cratere degli Astroni]]></category>

		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, 25 maggio, sta attuandosi un importante evento riguardante l&#8217;ambiente, patrocinato e portato avanti dal WWF, che ha aperto al pubblico in tutta Italia ben 130 oasi protette per un totale di oltre 30000 ettari.
Al centro del programma l&#8217;area naturalistica &#8220;Cratere degli Astroni&#8220;, gestita direttamente dal WWF in convenzione col ministero dell&#8217;ambiente e la regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 25 maggio, sta attuandosi un importante evento riguardante l&#8217;ambiente, patrocinato e portato avanti dal WWF, che ha aperto al pubblico in tutta Italia ben 130 oasi protette per un totale di oltre 30000 ettari.</p>
<p>Al centro del programma l&#8217;area naturalistica &#8220;<strong>Cratere degli Astroni</strong>&#8220;, gestita direttamente dal WWF in convenzione col ministero dell&#8217;ambiente e la regione Campania. Questa oasi è una riserva di 247 ettari con una particolare conformazione fatta di colli e stagni in provincia di <strong>Napoli</strong>, vicino a Pozzuoli, nell&#8217;area centro orientale dei <strong>Campi Flegrei</strong>. Non a caso, è stata scelta questa riserva in un momento in cui l&#8217;emergenza rifiuti della Campania espone all&#8217;attenzione di tutta Italia, e non solo, il diritto della popolazione campana, come spiega un comunicato del WWF, &#8221; a vivere in un ambiente sano, tutelato e gestito correttamente&#8221;. Nonché il diritto per tutti i visitatori di questi luoghi suggestivi a goderli come un paradiso fuori del tempo, senza inquinamenti di industrie e rifiuti di ogni genere che possano deturparne la bellezza. E&#8217; per questo che nell&#8217;oasi &#8220;Cratere degli Astroni&#8221; si riuniranno esperti, ricercatori e dirigenti del WWF per discutere del problema rifiuti e di biodiversità.</p>
<p>Le Oasi naturalistiche all&#8217;interno del turismo culturale e sostenibile rivestono un ruolo fondamentale, quello di sensibilizzare le persone che le visitano alla salvaguardia del patrimonio, attraverso la tutela della flora e della fauna che vi hanno trovato da sempre il loro habitat naturale e che lo sviluppo attuale degli insediamenti urbani, fatti senza alcun criterio di salvaguardia del nostro ambiente e l&#8217;inquinamento delle industrie, rischia di estinguere. Nell&#8217;oasi &#8220;Cratere degli Astroni&#8221; in particolare le specie vegetali e animali a rischio di estinzione sono innumerevoli. Non bisogna dimenticare fra l&#8217;altro che questa zona rappresenta per certi uccelli come la gallinella d&#8217;acqua, il pettirosso, e il picchio rosso ( che è stato preso a simbolo dell&#8217;oasi) l&#8217;unico punto di nidificazione certa per l&#8217;area flegrea.</p>
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		<title>Labro, il borgo del silenzio</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 20:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>

		<category><![CDATA[labro]]></category>

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		<description><![CDATA[Labro è un piccolo borgo del Lazio tra la provincia di Terni e quella di Rieti. Stagliandosi all&#8217;orizzonte coi suoi originali contorni, offre un imperdibile panorama, situato come è su una collina a 628 metri sul livello del mare, dominando la Valle del Fuscello e il Lago di Piedilugo e avendo alle spalle il Monte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Labro </strong>è un piccolo borgo del Lazio tra la provincia di Terni e quella di Rieti. Stagliandosi all&#8217;orizzonte coi suoi originali contorni, offre un imperdibile panorama, situato come è su una collina a 628 metri sul livello del mare, dominando la <strong>Valle del Fuscello</strong> e il <strong>Lago di Piedilugo</strong> e avendo alle spalle il Monte Terminillo. Affascinante è la sua storia, riportataci da un manoscritto del 1630 del notaio Ippolito Tabulazzi, che riferisce come Labrio fosse un antico feudo, propriamente un &#8220;castrum&#8221;, di una famiglia di origine longobarda, i Nobili, che nell&#8217;anno 956 dopo Cristo avevano avuto l&#8217;investitura di 12 feudi dall&#8217;imperatore Ottone I e che, alla fine del XV secolo, a seguito di un matrimonio di uno di loro  con una esponente della famiglia dei Vitelleschi, unirono nomi e stemmi. Delle vicende tumultuose di quei primi secoli di potere combattendo con i castelliconfinanti, la più emblematica fu, sempre alla fine del xv secolo, la scomunica papale comminata alla famiglia nobiliare uno dei cui esponenti si era reso colpevole dell&#8217;uccisione di un sacerdote Punizione che consistette anche nella distruzione della torre più alta del Castrum posta sulla sommità del colle e del borgo che si era sviluppato intorno ad essa.  Sulle rovine della torre fu poi costruita una piccola chiesa dal bellissimo portale all&#8217;interno della quale possiamo ancora oggi ammirare un fonte battesimale  e un affresco di scuola umbra raffigurante l&#8217;annunciazione a Maria risalenti entrambi al XV secolo.  Il<strong> Castello Nobili-Vitelleschi</strong>, residenza dei discendenti ancora oggi, e che rappresenta il fulcro del paese, fu poi ricostruito dagli stessi feudatari appoggiandosi alla cinta muraria che delimitava il borgo distrutto e adattando le altre sette torri e i posti di guardia che erano rimasti intatti.  Ma Labro non è solo il castello, che pure esercita un fascino particolare. Labro è anche e soprattutto il borgo. Sì, perché questo, ricostituitosi  poco alla volta dopo la distruzione nel xv secolo, si era andato a poco a poco spopolando nel xx secolo a causa delle difficoltà di accesso  della strada ,dagli stretti tornanti, alle automobili.   Fino a quando, negli anni &#8216;70, avvenne il restauro cautelativo di esso da parte di un gruppo di imprenditori belgi che, innamoratisi del posto, lo avevano acquisito quasi &#8220;in toto&#8221; salvandolo l dall&#8217;oblìo e dal pericolo di uno scempio urbanistico in nome della modernità.  La ristrutturazione, che ha infatti mantenuto le sue forme storico-architettoniche e i materiali antichi, ha riproposto il paese come doveva essere in epoca medioevale, degradante dalla sommità del colle per fasce ben delimitate dalla più antica in alto ( quella del castello e della torre) a quella dei palazzi nobiliari e infine a quella delle case più modeste in basso.  Un borgo col campanile della chiesa in alto che scandisce i suoi rintocchi come un tempo, un borgo col suo torrione medievale, con le sue case e palazzi dai tetti e dai muri di pietra su cui appaiono stemmi e fregi vari e si aprono antichi portali alcuni dei quali sono anche d&#8217;accesso alle stradine strette e spesso gradinate. Un altro tempo, quasi un&#8217;altra dimensione. Anche per il silenzio che aleggia dovunque. Un silenzio che è anche un&#8217;assenza: di auto da una parte (visto che l&#8217;accesso alle strade è vietato aldilà della Porta Reatina) di turisti alla ricerca di souvenir dall&#8217;altro, visto che mancano offerte di questo genere. Chi viene a Labro non va alla ricerca del consumismo dei nostri tempi, ma solo per immergersi per poco tempo in un&#8217;atmosfera  quasi magica di un  borgo medievale, ma senza i conflitti di quell&#8217;epoca. Magari aspettandosi di vedere uscire da quegli androni qualche fata o qualche folletto.</p>
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		<title>Ravenna fra antico e moderno</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 18:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Città Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Giustiniano]]></category>

		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra tutte le città dell&#8217;Emilia e della Romagna   Ravenna è una delle più  accattivanti per le vicende storiche  che  le hanno consentito di giungere all&#8217;apogeo del potere. Prima quale capitale dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente nel V secolo d.c. (sotto Onorio e Galla Placidia), poi come sede della corte di Teodorico, re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra tutte le città dell&#8217;Emilia e della Romagna   Ravenna è una delle più  accattivanti per le vicende storiche  che  le hanno consentito di giungere all&#8217;apogeo del potere. Prima quale capitale dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente nel V secolo d.c. (sotto Onorio e Galla Placidia), poi come sede della corte di Teodorico, re dei Goti, dal 493 al 526 ,  e infine,dal 540 . come sede degli imperatori di Bisanzio, Giustiniano e Teodora, godendo di un lungo periodo di pace.</p>
<p>Il suo ruolo politico e religioso in questi secoli si manifesta nei suoi monumenti di arte paleocristiana e bizantina, ben otto dei quali dal 1997 sono inseriti nella lista dei monumenti protetti dall&#8217;Unesco. Ciò grazie alla splendida commistione fra la struttura dell&#8217;impianto esterno, in genere paleocristiano, e  la preziosità dei mosaici che rivestono gli interni e per i quali furono impiegati materiali e usate tecniche direttamente attinti alla lontana Bisanzio.              Per citarne alcuni, ricordiamo quel piccolo gioiello  del Mausoleo di Galla Placidia con l&#8217;impianto esterno a croce latina accorciata e il prezioso interno in cui brilla soprattutto la magnifica cupola color indaco tempestata  da quasi mille stelle dorate. E ancora la <strong>Chiesa di S.Vitale</strong> , capolavoro della stagione bizantina ravennate, con la cupola che raccorda i multiformi spazi interni impreziositi da mosaici, marmi,decorazioni e soprattutto con i due pannelli rappresentanti le figure solenni e senza tempo dell&#8217;imperatore <strong>Giustiniano</strong> e dell&#8217;imperatrice <strong>Teodora</strong>, ognuna col  proprio seguito.   E ancora il Battistero degli ariani, la Chiesa di san Apollinare Nuovo e la Basilica di San Apollinare in Classe,uno degli edifici meglio conservati,solitaria in mezzo alla campagna e  che ha alle spalle la famosa pineta di Classe. E ancora  il <strong>Mausoleo di Teodorico</strong>, costruito con grandi blocchi di pietra che rivelano influssi di architettura siriana                                           Nei secoli successivi <strong>Ravenna </strong>ha conosciuto tristi vicende, oggetto com&#8217; è stata di invasioni, devastazioni e sottomissione da parte di altri stati. Solo nel Risorgimento ha rivestito di nuovo un ruolo fondamentale, essendo stata tra le prime città ad aderire all&#8217;unificazione nazionale.                                                                      Nel nostro secolo, dopo la seconda guerra mondiale,la città ha conosciuto un turbinoso sviluppo industriale con la scoperta di giacimenti di metano, con l&#8217;insediamento di industrie chimiche e petrolchimiche, entrando nel risiko della finanza nazionale grazie alla figura del suo figlio più celebre e discusso, <strong>Raul Gardini</strong>.</p>
<p>Fondamentale è stato lo sviluppo rinnovato del suo porto, uno dei maggiori dell&#8217;Adriatico, ma ormai a diversi chilometri da Ravenna, collegato com&#8217; è a questa città  da un canale navigabile (canale Corsini). Sembra vero allora, ancora una volta ,che il destino di Ravenna sia legato alla radice del suo nome, &#8220;rav&#8221; che significa &#8220;scorrere nell&#8217;acqua&#8221; e che ne fece al tempo di Augusto, quando era proprio sul mare, la sede di una flotta di 250 navi a difesa dell&#8217;Adriatico.  Così, quanto scrisse il poeta  <strong>Diego Valer</strong>i sul giornale &#8220;Il resto del Carlino&#8221; un secolo fa, presagendo un avvenire di Ravenna di nuovo sul mare tra le ciminiere innalzatesi nel cielo e le bandiere di fumo delle industrie, si è veramente avverato: offrendo un nuovo sviluppo alla città, ma togliendole parte di quell&#8217;incanto che la sua storia e  e gli antichi monumenti le conferiscono .Meno male che, usciti dalla zona industriale,la pineta di San Vitale e quella di Classe e le zone naturali, ricche di un patrimonio di flora e fauna, e soprattutto le sue bellissime spiagge, immerse nel verde, fanno dimenticare  il tributo alla modernità e al cosiddetto progresso che Ravenna, come tante altre citta, ha dovuto pagare.</p>
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		<title>Bologna, la dotta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 21:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Città Italiane]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna è la dotta, forse l&#8217;appellativo più celebre con cui nel tempo è stata definita questa città. Dotta sì lo è sempre stata, luogo di incontro di varie culture e tradizioni, per lo meno dalla fondazione della sua Università. L&#8217; ALMA MATER STUDIORUM, la più antica di tutta Europa, alla quale sono approdati fin dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bologna è la dotta, forse l&#8217;appellativo più celebre con cui nel tempo è stata definita questa città. Dotta sì lo è sempre stata, luogo di incontro di varie culture e tradizioni, per lo meno dalla fondazione della sua Università. L&#8217; ALMA MATER STUDIORUM, la più antica di tutta Europa, alla quale sono approdati fin dal 1088 studenti e intellettuali di tutta Italia e non solo. Ciò ha contribuito a conferirle quelle brillanti sfaccettature che caratterizzano da sempre  la sua vita culturale e sociale,  e che negli anni 70 si sono intrecciate col clima della contestazione giovanile del 1977, della celebre &#8220;Radio Alice&#8221; o del concerto dei Clash in Piazza Maggiore.  Bologna era  un ricettacolo delle più eccitanti dinamiche culturali del paese, animata da un microcosmo bislacco e ribelle, immortalato dalle opere del fumettista <strong>Andrea Pazienza</strong>.</p>
<p>Le origini di Bologna  risalgono ad almeno mille anni prima di Cristo, divenendo un&#8217;importante centro prima sotto i Celti, poi sotto gli Etruschi col nome di Felsina, quindii sotto i Romani col nome di Bonomia.</p>
<p>Ma è soprattutto in epoca medievale, e precisamente in epoca comunale, che questa città ha avuto la massima risonanza. Nel suo centro storico, il più grande del mondo secondo l&#8217;<strong>Unesco</strong>, e definito da tre diverse cinte murarie, si sovrappongono tracce dei vari periodi della sua storia: l&#8217;età romana, in primis, di cui restano tracce visibili della prima cerchia di mura e di pavimentazioni, e nei musei cittadini. Al Medioevo  e al Rinascimento dobbiamo invece la maggior parte dei monumenti che abbelliscono il centro storico, di vari stili architettonici, dal romanico al gotico al rinascimentale.</p>
<p>Fra tutti questi, numerosissimi, ricordiamo per brevità solo quelli posizionati in <strong>Piazza Maggiore</strong>, la piazza più grande e nota di Bologna. Dalla <strong>Basilica di San Petronio</strong>, costruita a partire dalla fine del XIV secolo, romanica nella facciata visibilmente incompiuta, con una parte superiore in mattoni e una inferiore ricoperta di marmo, col pregevole portale centrale scolpito da <strong>Jacopo Della Quercia</strong>; e gotica all&#8217;interno. Custodisce numerose e pregevoli opere, come la grande Meridiana e le quattro croci che all&#8217;epoca della città romana erano disposte di fronte alle quattro porte della città. Al <strong>Palazzo dei Notai</strong>, alla destra della Basilica, con le sue splendide bifore e le merlature medievali; al <strong>Palazzo D&#8217;Accursio</strong> oggi sede del Comune e di musei; al <strong>Palazzo del Podestà</strong>, alla <strong>Fontana del Nettuno</strong> con la statua di bronzo del Dio Marino; al <strong>Palazzo di Re Enzo</strong> che tenne prigioniero per ben 30 anni il figlio di Federico II.</p>
<p>Ma il vero simbolo della città non è in piazza Maggiore, ma all&#8217;incrocio di cinque strade, ognuna delle quali conduce a una porta delle antiche mura: sono le due torri, la <strong>Torre degli Asinelli</strong> e la<strong> Torre della Garisenda</strong>, a suo tempo dimezzata per timori dei crolli data la sua pendenza. Da notare come le due torri rappresentino quello che resta delle cento e più torri di avvistamento costuite nel Medioevo a difesa della Città..</p>
<p>Un altro dei marchi di fabbrica di Bologna sono i suoi portici, che si snodano intorno alle piazze e alle strade del centro storico. Delimitati da scenografici colonnati che si sviluppano all&#8217;interno delle antiche porte. Da portici ( ben 3, 6 km con 666 archi ) è collegato alla città il<strong> Santuario di San Luca</strong>, sul Colle della Guardia, ricostruito nel XVII secolo e che conserva opere pittoriche di pregio di <strong>Guido Reni</strong> e del <strong>Guercino</strong>, ed è tuttora meta di pellegrinaggio incessante.</p>
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		<title>&#8220;Pataquartu&#8221;: l&#8217;enogastronomia di Quartu Sant&#8217;Elena</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 00:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il territorio di Quartu Sant&#8217;Elena, terza città della Sardegna, non è noto soltanto per ospitare alcune delle più belle spiagge dell&#8217;intera isola come Cala Regina o Mari Pintau, o per avere al suo interno un delizioso centro storico. Vi è una tradizione enogstronomica millenaria piena di sfaccettature, a partire da quel pane che Valery nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il territorio di Quartu Sant&#8217;Elena, terza città della Sardegna, non è noto soltanto per ospitare alcune delle più belle spiagge dell&#8217;intera isola come Cala Regina o Mari Pintau, o per avere al suo interno un delizioso centro storico. Vi è una tradizione enogstronomica millenaria piena di sfaccettature, a partire da quel pane che Valery nel 1834 definì nella sua guida culinaria &#8220;il migliore d&#8217;Europa&#8221;.  A Quartu vi è  poi una ampia coltivazione di patate e da anni è attivo un consorzio che ne tutela produzione. L&#8217;amministrazione comunale ha deciso di valorizzare tali prodotti tramite una fiera-mercato, chiamata &#8220;<strong>Pataquartu</strong>&#8220;, che si terrà per un&#8217; intera settimana nel mese di giugno, e che offrirà un&#8217;alternativa gustosa alla tradizionale triade culinaria pane-vino-dolci. La manifestazione si terrà all&#8217;interno del parco Parodi del quartiere di Sant&#8217;Andrea, che ospiterà stand per la degustazione di patate fritte, al forno, o bollite offerte ai produttori locali di patate, il tutto in abbinamento coi pregiati vini locali.</p>
<p>Un simile evento era stato già organizzato una decina di anni fa, in modo da sfruttare il lavoro dei produttori locali di patate: ma non si era mai riusciti a istituzionalizzare l&#8217;evento. Stavolta si inserirà la manifestazione nella rete di iniziative turistico - promozionali della città a carattere enogastronomico, quali &#8220;Jazz and Wine&#8221; o &#8220;Im vinum bonum&#8221;, spettacoli musicali e perfino convegni per approfondire una materia che promette di prendere per la gola i turisti.</p>
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		<title>Scanno, perla tra i monti</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 19:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Città Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>

		<category><![CDATA[Scanno]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridente borgo medievale in provincia dell&#8217;Aquila, Scanno fa parte a giusta ragione del club dei borghi più suggestivi d&#8217;Italia. Ne è prova la sua posizione invidiabile a oltre mille metri d&#8217;altezza, immersa in un paesaggio verdeggiante. Alle porte del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, è famoso per il suo lago situato a 922 metri d&#8217;altezza, che separa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ridente borgo medievale in provincia dell&#8217;Aquila, Scanno fa parte a giusta ragione del club dei borghi più suggestivi d&#8217;Italia. Ne è prova la sua posizione invidiabile a oltre mille metri d&#8217;altezza, immersa in un paesaggio verdeggiante. Alle porte del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, è famoso per il suo lago situato a 922 metri d&#8217;altezza, che separa i monti del Parco dal selvaggio massiccio del Monte Genzana. Lago naturale, il più grande della regione, deve il color verde intenso delle sue acque alla presenza di micro alghe e al riverbero della vegetazione vicina.</p>
<p><strong>Scanno</strong> era già esistente all&#8217;epoca dei Romani, che in zona avevano costruito un campo militare permanente. Ebbe il suo momento di gloria nel Medioevo, periodo di cui conserva i tratti nel centro storico che è a dir poco affascinante, costituito com&#8217;è da edifici in pietra, di cui alcuni molto eleganti, addossati l&#8217;uno all&#8217;altro. I vicoli stretti tra le case sono spesso a gradinate e rivelano scorci inusitati girando l&#8217;angolo o dentro l&#8217;androne dei cortili, mentre sui muri delle case antiche appaiono di volta in volta   un&#8217;iscrizione, un rosone, uno stemma, un arco, dei portali di pietra che trasudano Medioevo da ogni poro. Peccato soltanto che delle antiche mura rimanga poco e le chiese di epoca medioevale sono state tutte rimaneggiate o ricostruite in epoca rinascimentale o barocca. Fra le tante che ornano il paese, è da ricordare la <strong>Chiesa di Santa Maria della Valle</strong>, del XII secolo, elevata a parrocchia nel 1568, la cui facciata più volte rimaneggiata è impreziosita dal portale centrale sovrastato da un elegante rosone. L&#8217;interno è invece a tre navate, con volte a botte. Ma sono da vedere anche alcuni palazzi storici del XVI e XVII secolo, quali il Palazzo Mosca ( col suo bel portale barocco) e le due fontane, la <strong>Saracco</strong> ( formata da due arcate) e la fontana detta <strong>Pisciarello</strong> del XVIII secolo, sormontata da uno stemma a tre torri.</p>
<p>Scanno è famosa anche per il costume femminile dei giorni di festa, ancora oggi motivo di vanto per chi lo indossa. Col suo copricapo a forma di turbante, coi drappeggi della gonna, col giubbino con le maniche gonfie e le babbucce ai piedi ricorda tanti costumi esotici soprattutto per la sontuosità dei colori, delle sete lucenti cui si aggiunge la preziosità dei gioielli. Non a caso nelle cronache dei viaggiatori dell&#8217;Ottocento Scanno è definita &#8220;cittadina di sapore orientale&#8221;, favoleggiandosi anche antiche ascendenze levantine.</p>
<p>Famosi in tutto il mondo sono ancora, per la loro preziosità, i lavori artigianali di merletto lavorato col tombolo, e i lavori di orificeria in filigrana d&#8217;oro e d&#8217;argento.</p>
<p>Con le sue bellezze naturali e artistiche, con le sue sagre e i riti antichi riproposti in maniera molto suggestiva (come la rievocazione del corteo nuziale in agosto) Scanno è meta di migliaia di turisti in ogni stagione dell&#8217;anno. Tra  l&#8217;altro questa località è nota anche per la sua stazione sciistica dotata di seggiovia che permette l&#8217;accesso a due zone sciistiche. da questa stazione partono vari  e interessanti itinerari escursionistici.</p>
<p class="tags">Tags: <a href="http://technorati.com/tag/Scanno%2C" title="See the Technorati tag page for 'Scanno,'." rel="tag">Scanno,</a>, <a href="http://technorati.com/tag/Abruzzo" title="See the Technorati tag page for 'Abruzzo'." rel="tag">Abruzzo</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bertinoro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 21:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Città Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Bertinoro]]></category>

		<category><![CDATA[Romagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Bertinoro è una deliziosa località della Romagna tra Forlì e Cesena, posta in posizione panoramica sulle pendici di un colle dal quale si domina un paesaggio molto suggestivo, la cui vista si estende attraverso una moltitudine di vigneti fino al mare, che dista 16 km ( non a caso è chiamata il &#8220;balcone della Romagna&#8221;).
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bertinoro</strong> è una deliziosa località della Romagna tra Forlì e Cesena, posta in posizione panoramica sulle pendici di un colle dal quale si domina un paesaggio molto suggestivo, la cui vista si estende attraverso una moltitudine di vigneti fino al mare, che dista 16 km ( non a caso è chiamata il &#8220;balcone della Romagna&#8221;).</p>
<p>Il suo nome forse deriva da &#8221; <strong>Castrum Brininori</strong>&#8221; con cui, intorno all&#8217;anno 1000, l&#8217;Imperatore Ottone III avrebbe chiamato quello che prima era denominato <strong>Castrum Cesubeum</strong>, forse per indicare il senso di ospitalità verso i pellegrini provenienti da Roma e diretti fin verso la lontana Britannia. Ma la voce popolare ha fatto derivare il toponimo da una frase leggendaria che avrebbe pronunziato l&#8217; Imperatrice <strong>Galla Placidia</strong> riferendosi all&#8217; <strong>Albana</strong>, vino rinomatissimo di quella collina che meritava, a suo parere, di essere degustato non in un rozzo calice di legno, ma in un calice d&#8217;oro. &#8220;Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma DI BERTI IN ORO&#8221;.</p>
<p>Se il nome ha dunque un&#8217;origine incerta, conosciamo invece con certezza la storia di questo paese, abitato fin dalla prima età del ferro. Come dimostrano reperti trovati in scavi a pochi chilometri di distanza, Bertinoro ebbe un grande sviluppo in epoca medievale quando da semplice rifugio o avamposto di avvistamento dei nemici, si trasformò in imponente rocca che, sede iniziale dei Conti di Bertinoro, ospitò per un certo periodo <strong>Federico Barbarossa</strong> e la sua corte.</p>
<p>Da quel periodo si alternarono sul suo territorio rappresentanti del Papa, i Malatesta, gli Sforza e i Borgia, fino a diventare definitivamente residenza vescovile con una breve interruzione ai tempi dell&#8217;ìnvasione napoleonica. E del suo passato Bertinoro conserva tutte le sue vestigia, a partire dalle caratteristiche di borgo medievale dalle stradine acciottolate. Si pensi alla Rocca a merlatura ghibellina, alla cinta muraria, ora solo  in  parte conservata,  che allora serviva a ripararla dagli attacchi più violenti, costruita come era su alti speroni naturali di roccia. E ancora al Palazzo comunale in stile tra il bizantino e il romanico, che domina la piazza centrale e che fu affiancato alla rocca all&#8217;inizio del XIV secolo per volere degli Ordelaffi. E ancora alla Colonna dell&#8217;ospitalità che, ripristinata nel 1922, si erge in Piazza della libertà di fronte al Palazzo comunale. E ancora alla Cattedrale del XVI secolo dedicata a Santa Caterina effigiata sulla pala dell&#8217;altare maggiore dal pittore Giuseppe Marchetti, e che ospita un famoso crocifisso del XVI secolo. Proprio la Colonna degli anelli è il simbolo ufficiale del Paese e della sua ospitalità: ognuno dei dodici anelli affissi ad essa corrispondeva ad una delle antiche famiglie che aveva il compito di ospitare il forestiere che appena arrivato vi legava il cavallo. E&#8217; curioso che questa tradizione sia stata conservata al giorno d&#8217;oggi: infatti esattamente la prima domenica di settembre di ogni anno si ripete l&#8217;antico rito dell&#8217;ospitalità.</p>
<p>La Rocca invece, gravemente danneggiata delle incurisoni aeree del 1944, è stata interamente restaurata: non più sede arcivescovile, è oggi sede staccata dell&#8217;Università di Bologna e ospita convegni culturali di ogni tipo. Negli antichi sotterranei è ospitato il Museo Interreligioso del Mediterraneo, che offre la possibilità di apprezzare gli aspetti comuni delle tre religioni monoteiste, oltre che di ammirare opere di artisti locali e di grandi scultori del Novecento.</p>
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		<title>Crociere e web marketing: connubio vincente</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 12:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Turismo e Web]]></category>

		<category><![CDATA[crociera]]></category>

		<category><![CDATA[Olbia]]></category>

		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche nel 2007, il settore crociere è stato largamente positivo per il mercato, con circa 8 milioni di persone e 146 navi approdate lungo le coste italiane. Il Bel Paese rimane la principale beneficiaria dell&#8217;attività crocieristica a livello europeo per numero di navi costruite, passeggeri imbarcati e in transito.  Il segreto di tale successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche nel 2007, il settore crociere è stato largamente positivo per il mercato, con circa 8 milioni di persone e 146 navi approdate lungo le coste italiane. Il Bel Paese rimane la principale beneficiaria dell&#8217;attività crocieristica a livello europeo per numero di navi costruite, passeggeri imbarcati e in transito.  Il segreto di tale successo si spiega con una maggiore offerta, coi forti investimenti nel marketing, con la capacità di differenziare l&#8217;offerta e di destagionalizzare e una sempre crescente vittoria delle prenotazioni anticipate sul last minute.  Oltre, ovviamente, al grande investimento fatto sulle strutture e soprattutto sul marketing telematico.</p>
<p>I benefici influssi di ciò possono riverberarsi anche in altri settori del turismo. Ciò può avvenire con iniziative legate alla promozione turistica che si snodano a partire dall&#8217;accoglienza dei crocieristi: il tutto da effettuare a monte con un apposito portale internet, e poi con centro di accoglienza apposito che funga da porta per la regione. Un&#8217;iniziativa in tal senso è stata appena inaugurata dal comune di <strong>Olbia</strong>, che punta a rilanciare il proprio Centro Congressi utilizzando come trampolino l&#8217;accoglienza ai crocieristi. Questo nuovo &#8220;Expo in rete&#8221; si è concretizzato con il nuovo sito internet (http://www.olbiaexpo.com), il quale cercherà di installare sinergie positive, ad esempio con la nuova opportunità di prenotare aereo e albergo direttamente dal sito in questione. La sfida sarà combinare insieme gli strumenti del Web Marketing e il potere magnetico del Mediterraneo.</p>
<p><em><span style="color: #663300;"><br />
</span></em></p>
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		<title>La via del Romanico in Sardegna</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 21:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>

		<category><![CDATA[chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[romanico]]></category>

		<category><![CDATA[Saccargia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle annose questioni che attanagliano il patrimonio culturale italiano è certamente quella inerente la sua valorizzazione, tramite inserimento nei vari flussi turistici. Ciò vale in particolare per le sterminate risorse presenti nel Bel Paese, la cui distribuzione a &#8220;coriandoli&#8221; nel territorio si traduce in assenza di dinamiche integrate. Esemplare il caso Sardegna, regione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle annose questioni che attanagliano il patrimonio culturale italiano è certamente quella inerente la sua valorizzazione, tramite inserimento nei vari flussi turistici. Ciò vale in particolare per le sterminate risorse presenti nel Bel Paese, la cui distribuzione a &#8220;coriandoli&#8221; nel territorio si traduce in assenza di dinamiche integrate. Esemplare il caso Sardegna, regione in cui solo da pochi anni si sta iniziando a ideare alternative a un turismo che ha quasi sempre privilegiato la realtà costiera e di massa.</p>
<p>Una nuova iniziativa si inserisce nel tentativo di invertire questa tendenza: Il progetto di sviluppo integrato regionale &#8220;<strong>Itinerari del Romanico in Sardegna</strong>&#8220;. Nell&#8217;isola vi sono centoventicinque chiese romaniche sparpagliate, erette tra l&#8217;XI e il XV secolo, che rappresentano l&#8217;acme dell&#8217;architettura e della cultura medievale nell&#8217;isola e si prestano oggi alla fruizione turistica con una progettualità di respiro regionale. Dal Medio Campidano alla Gallura, seguendo le orme dei pellegrini, le chiese si apriranno ai visitatori all’interno di un <strong>circuito strutturato in itinerari</strong>. Promosso dall’Anci e co-finanziato da un Por comunitario,  il progetto coinvolge 21 Comuni, con capofila l’amministrazione comunale di <strong>Santa Giusta</strong>, seguendo il solco della cultura romanica  sul tracciato dell’attuale strada statale 131. Si cerca così di evitare uno dei problemi più fastidiosi del settore: la maggior parte delle Chiese sono chiuse e disperse nel territorio,  e aprono soltanto per le funzioni religiose. Un ruolo capitale avrà anche il Centro Documentazione previsto, che sfrutterà le tecnologie informatiche per fornire  la schedatura dei monumenti, la proposta di itinerari e ogni informazione utile per turisti e studiosi.</p>
<p>Le cattedrali romaniche della Sardegna riunite in un unico progetto consentiranno anche la giusta celebrazione di un periodo storico particolarmente significativo per la terra dei nuraghi. La costruzione di tali chiese sancì il distacco dell&#8217; Isola da quell&#8217;Impero bizantino che l&#8217;aveva fatta sprofondare in un profondo isolamento e il riavvicinamento al mondo occidentale in orbita romana e papale. La Sardegna, divisa in quattro giudicati legati a doppio filo con le Repubbliche Marinare di Genova e Pisa, si apriva nei rapporti commerciali col Tirreno.Vennero perciò invitatiquei monaci Camaldolesi dalla Toscana e quei Vittorini da Marsiglia che stavano facendo fiorire lo stile romanico in tutta Europa.  Il risultato furono gioielli architettonici quali le Cattedrali di <strong>San Gavino</strong>, di Porto Torres, di Santa Giusta, le chiese di granito in Gallura o la celeberrima <strong>S.S. Trinità di Saccargia</strong>, immersa nel verde e rinomata  in tutta Europa per l&#8217;originalità dei suoi affreschi o quella di<strong> San Saturnino</strong> a Cagliari, ideale punto di partenza. Tutte costruzioni che testimoniano in maniera sobria e fiera l&#8217;irripetibile storia del luogo in cui sono edificate.</p>
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		<title>La sagra di Sant&#8217; Efisio a Cagliari</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 12:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Junio Murgia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>

		<category><![CDATA[Nora]]></category>

		<category><![CDATA[Sant'Efisio]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1° al 4 Maggio, dal lontano 1667, si svolge in Sardegna, tra Cagliari e Nora, la sagra di Sant&#8217; Efisio. Non solo la più importante festa popolare, e il più notevole evento di cultura tradizionale in Sardegna, ma anche la più grande e colorata processione del Mediterraneo sia per la durata e lunghezza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1° al 4 Maggio, dal lontano 1667, si svolge in Sardegna, tra <strong>Cagliari</strong> e Nora, la sagra di Sant&#8217; Efisio. Non solo la più importante festa popolare, e il più notevole evento di cultura tradizionale in Sardegna, ma anche la più grande e colorata processione del Mediterraneo sia per la durata e lunghezza del percorso, sia soprattutto per il numero dei paesi coinvolti che fanno a gara a partecipare. Una festa in onore di un santo nato a Gerusalemme che, venuto in Sardegna come ufficiale dell&#8217;Imperatore Diocleziano, da feroce persecutore dei cristiani ne divenne il difensore dopo la sua conversione e che, per non abiurare alla sua nuova fede, accettò la prigione, le torture nel carcere di Stampace e infine la condanna alla decapitazione a Nora il 15 Gennaio 305 d.c.</p>
<p>Questa è la storia, e si intreccia con la leggenda. Il mito tramanda che  Efisio, prima di morire,  abbia chiesto a Dio la protezione della città di Cagliari dalla peste, dalla carestia e dai barbari.  E&#8217; per altro risaputo che  i cagliaritani, appellandosi a lui in piu&#8217; occasioni, ebbero salva la vita o trovarono la forza di ricominciare a partire dalla cessazione del flagello della peste bubbonica che imperversava in tutta Europa e che a Cagliari fece migliaia di vittime:  era il 1656. Da quella data il consiglio comunale decise di onorare Efisio nel mese simbolo della rigenerazione della natura, con una sagra che richiamasse nella città sul Golfo degli Angeli, per rendergli omaggio, tutta la comunità dell&#8217;isola.  E così è stato, e così è ancora.</p>
<p>L&#8217;evento principale di tutta la festa è la processione del primo maggio che ripercorre le tappe del martirio del Santo, partendo dalla chiesetta a lui dedicata nel quartiere di <strong>Stampace</strong> dove si trova la sua statua. Questa, già vestita con abiti di festa dal pomeriggio del 29 aprile e già posta all&#8217;interno del cocchio su cui deve essere condotta, viene adornata in questo giorno con tutti i gioielli offerti dai fedeli ex voto. E con essa viene pure addobbato il cocchio dai rappresentanti dell&#8217;Arciconfraternita di <strong>Sant&#8217; Efisio</strong> che da sempre custodisce e tramanda questa tradizione.</p>
<p>Dalla chiesa comincia ad avviarsi il corteo aperto dai carabinieri a cavallo, cui seguono le &#8220;<strong>Traccas</strong>&#8220;, il vero simbolo della festa: carri a ruota piena, impreziositii con coperte e  tessuti a mano, tappeti, fiori, prodotti della terra e utensili della vita contadina, trascinati dai buoi con gioghi inghirlandati. Subito dietro, ecco procedere una imponente rappresentazione dei vari paesi della Sardegna ( circa una settantina di gruppi) che sfilano con i costumi tradizionali recitando e cantando le preghiere della tradizione isolana.</p>
<p>Poi, ecco i cavalieri campidanesi su cavalli agghindati a festa, sovente  insieme alle loro donne, adornate con i gioielli tradizionali. In successione ecco i miliziani a cavallo in divisa secentesca, che costituiscono la scorta di protezione del santo e che sono in rappresentanza dei quartieri cagliaritani.</p>
<p>E ancora&#8221; <strong>is dottoris</strong>&#8220;, vale a dire i membri della &#8220;<strong>Guardianìa</strong>&#8220;, scelti un tempo fra le classi più elevate, l&#8217; &#8220;<strong>alternos</strong>&#8220;, in  rappresentanza del potere politico e garante  dello scioglimento del voto fatto al santo dalla municipalità, quest&#8217;ultimo vestito col frac e il cappello a cilindro e con al collo il &#8220;<strong>Toson d&#8217;or</strong>&#8220;, la medaglia dell&#8217;ordine cavalleresco di cui Cagliari fu insignita nel 1779.</p>
<p>E ancora il &#8220;<strong>cappellano</strong>&#8220;, i membri dell&#8217;Arciconfraternita, i porta lanterne, i suonatori di <strong>launeddas</strong>.</p>
<p>Ed ecco finalmente  per ultimo, alle 12 in punto, uscire dal cortile della chiesa, trasportato su un cocchio dorato trainato da una coppia di giganteschi buoi, la statua del Santo. Il suo  abbigliamento da una parte è quello del soldato romano che era, con la spada gli schinieri e la lorica, dall&#8217;altra per l&#8217;ampio collare in pizzo, il mantello ricamato e il pizzetto, ricalca  quello di un nobile spagnolo del 600.</p>
<p>Al suo passaggio ha luogo sa &#8220;<strong>Ramadura</strong>&#8220;, il rituale lancio dei petali di fiori (soprattutto rose), sia dalle finestre sia dai balconi, sia lungo le strade da parte dei gruppi e che forma un tappeto multicolore lungo tutte le strade ma che soprattutto davanti al  palazzo civico di via Roma è fortemente suggestivo.</p>
<p>Dopo aver sfilato per le vie del centro storico il corteo si scioglie per la maggior parte in Viale La Playa, continuando in tono minore attraverso varie soste in una delle quali ( nella località Giorgino) vengono fatte indossare al santo vesti più semplici, mentre il cocchio dorato è sostituito da uno piu&#8217; modesto.  Giunto finalmente a Nora, luogo del martirio di Efisio e antica colonia fenicio-romana,  portata in spalla lungo la spiaggia tra il suono delle launeddas, la statua rimane esposta alla venerazione dei fedeli mentre la sagra procede il giorno 3 con messe frequenti nella chiesetta di <strong>Nora</strong> .</p>
<p>Il 4 maggio è la data del ritorno, che avviene sottotono e con minor folla. Ma il momento del rientro in città è ugualmente suggestivo, anche perché è al tramonto che il cocchio con la statua del santo, accompagnato dal suono delle launeddas, ripassa per le vie di Cagliari preceduto da qualche gruppo in costume, cavalieri, miliziani e membri delle confraternite e seguito da una folla di fedeli.  E  il suo rientro in chiesa è estremamente toccante sia per la procedura di scioglimento del voto sia per i canti ( is goccius) intonati dai confratelli.</p>
<p>Questo a grandi linee il programma della Sagra, che però non rende la bellezza e la sontuosità della festa, il  tripudio dei colori e dei costumi, dei fiori e degli addobbi, l&#8217;atmosfera festante che emana dai partecipanti alla processione ma anche dalle migliaia di cagliaritani che assistono  dalla tribune, dai bordi delle strade, dalle finestre e dai balconi per ripercorrere il rito della venerazione del Santo cui sono tanto debitori. Ma anche dei turisti di tutto il mondo che ogni anno sempre di piu accorrono per ammirare queste tradizoni e riti ancestrali.</p>
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