Labro, il borgo del silenzio
May 23rd, 2008 | By Junio Murgia | Category: ItinerariLabro è un piccolo borgo del Lazio tra la provincia di Terni e quella di Rieti. Stagliandosi all’orizzonte coi suoi originali contorni, offre un imperdibile panorama, situato come è su una collina a 628 metri sul livello del mare, dominando la Valle del Fuscello e il Lago di Piedilugo e avendo alle spalle il Monte Terminillo. Affascinante è la sua storia, riportataci da un manoscritto del 1630 del notaio Ippolito Tabulazzi, che riferisce come Labrio fosse un antico feudo, propriamente un “castrum”, di una famiglia di origine longobarda, i Nobili, che nell’anno 956 dopo Cristo avevano avuto l’investitura di 12 feudi dall’imperatore Ottone I e che, alla fine del XV secolo, a seguito di un matrimonio di uno di loro con una esponente della famiglia dei Vitelleschi, unirono nomi e stemmi. Delle vicende tumultuose di quei primi secoli di potere combattendo con i castelliconfinanti, la più emblematica fu, sempre alla fine del xv secolo, la scomunica papale comminata alla famiglia nobiliare uno dei cui esponenti si era reso colpevole dell’uccisione di un sacerdote Punizione che consistette anche nella distruzione della torre più alta del Castrum posta sulla sommità del colle e del borgo che si era sviluppato intorno ad essa. Sulle rovine della torre fu poi costruita una piccola chiesa dal bellissimo portale all’interno della quale possiamo ancora oggi ammirare un fonte battesimale e un affresco di scuola umbra raffigurante l’annunciazione a Maria risalenti entrambi al XV secolo. Il Castello Nobili-Vitelleschi, residenza dei discendenti ancora oggi, e che rappresenta il fulcro del paese, fu poi ricostruito dagli stessi feudatari appoggiandosi alla cinta muraria che delimitava il borgo distrutto e adattando le altre sette torri e i posti di guardia che erano rimasti intatti. Ma Labro non è solo il castello, che pure esercita un fascino particolare. Labro è anche e soprattutto il borgo. Sì, perché questo, ricostituitosi poco alla volta dopo la distruzione nel xv secolo, si era andato a poco a poco spopolando nel xx secolo a causa delle difficoltà di accesso della strada ,dagli stretti tornanti, alle automobili. Fino a quando, negli anni ‘70, avvenne il restauro cautelativo di esso da parte di un gruppo di imprenditori belgi che, innamoratisi del posto, lo avevano acquisito quasi “in toto” salvandolo l dall’oblìo e dal pericolo di uno scempio urbanistico in nome della modernità. La ristrutturazione, che ha infatti mantenuto le sue forme storico-architettoniche e i materiali antichi, ha riproposto il paese come doveva essere in epoca medioevale, degradante dalla sommità del colle per fasce ben delimitate dalla più antica in alto ( quella del castello e della torre) a quella dei palazzi nobiliari e infine a quella delle case più modeste in basso. Un borgo col campanile della chiesa in alto che scandisce i suoi rintocchi come un tempo, un borgo col suo torrione medievale, con le sue case e palazzi dai tetti e dai muri di pietra su cui appaiono stemmi e fregi vari e si aprono antichi portali alcuni dei quali sono anche d’accesso alle stradine strette e spesso gradinate. Un altro tempo, quasi un’altra dimensione. Anche per il silenzio che aleggia dovunque. Un silenzio che è anche un’assenza: di auto da una parte (visto che l’accesso alle strade è vietato aldilà della Porta Reatina) di turisti alla ricerca di souvenir dall’altro, visto che mancano offerte di questo genere. Chi viene a Labro non va alla ricerca del consumismo dei nostri tempi, ma solo per immergersi per poco tempo in un’atmosfera quasi magica di un borgo medievale, ma senza i conflitti di quell’epoca. Magari aspettandosi di vedere uscire da quegli androni qualche fata o qualche folletto.
