Bertinoro

May 9th, 2008 | By Junio Murgia | Category: Città Italiane

Bertinoro è una deliziosa località della Romagna tra Forlì e Cesena, posta in posizione panoramica sulle pendici di un colle dal quale si domina un paesaggio molto suggestivo, la cui vista si estende attraverso una moltitudine di vigneti fino al mare, che dista 16 km ( non a caso è chiamata il “balcone della Romagna”).

Il suo nome forse deriva da ” Castrum Brininori” con cui, intorno all’anno 1000, l’Imperatore Ottone III avrebbe chiamato quello che prima era denominato Castrum Cesubeum, forse per indicare il senso di ospitalità verso i pellegrini provenienti da Roma e diretti fin verso la lontana Britannia. Ma la voce popolare ha fatto derivare il toponimo da una frase leggendaria che avrebbe pronunziato l’ Imperatrice Galla Placidia riferendosi all’ Albana, vino rinomatissimo di quella collina che meritava, a suo parere, di essere degustato non in un rozzo calice di legno, ma in un calice d’oro. “Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma DI BERTI IN ORO”.

Se il nome ha dunque un’origine incerta, conosciamo invece con certezza la storia di questo paese, abitato fin dalla prima età del ferro. Come dimostrano reperti trovati in scavi a pochi chilometri di distanza, Bertinoro ebbe un grande sviluppo in epoca medievale quando da semplice rifugio o avamposto di avvistamento dei nemici, si trasformò in imponente rocca che, sede iniziale dei Conti di Bertinoro, ospitò per un certo periodo Federico Barbarossa e la sua corte.

Da quel periodo si alternarono sul suo territorio rappresentanti del Papa, i Malatesta, gli Sforza e i Borgia, fino a diventare definitivamente residenza vescovile con una breve interruzione ai tempi dell’ìnvasione napoleonica. E del suo passato Bertinoro conserva tutte le sue vestigia, a partire dalle caratteristiche di borgo medievale dalle stradine acciottolate. Si pensi alla Rocca a merlatura ghibellina, alla cinta muraria, ora solo in parte conservata, che allora serviva a ripararla dagli attacchi più violenti, costruita come era su alti speroni naturali di roccia. E ancora al Palazzo comunale in stile tra il bizantino e il romanico, che domina la piazza centrale e che fu affiancato alla rocca all’inizio del XIV secolo per volere degli Ordelaffi. E ancora alla Colonna dell’ospitalità che, ripristinata nel 1922, si erge in Piazza della libertà di fronte al Palazzo comunale. E ancora alla Cattedrale del XVI secolo dedicata a Santa Caterina effigiata sulla pala dell’altare maggiore dal pittore Giuseppe Marchetti, e che ospita un famoso crocifisso del XVI secolo. Proprio la Colonna degli anelli è il simbolo ufficiale del Paese e della sua ospitalità: ognuno dei dodici anelli affissi ad essa corrispondeva ad una delle antiche famiglie che aveva il compito di ospitare il forestiere che appena arrivato vi legava il cavallo. E’ curioso che questa tradizione sia stata conservata al giorno d’oggi: infatti esattamente la prima domenica di settembre di ogni anno si ripete l’antico rito dell’ospitalità.

La Rocca invece, gravemente danneggiata delle incurisoni aeree del 1944, è stata interamente restaurata: non più sede arcivescovile, è oggi sede staccata dell’Università di Bologna e ospita convegni culturali di ogni tipo. Negli antichi sotterranei è ospitato il Museo Interreligioso del Mediterraneo, che offre la possibilità di apprezzare gli aspetti comuni delle tre religioni monoteiste, oltre che di ammirare opere di artisti locali e di grandi scultori del Novecento.

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