La sagra di Sant’ Efisio a Cagliari

May 5th, 2008 | By Junio Murgia | Category: Eventi

Dal 1° al 4 Maggio, dal lontano 1667, si svolge in Sardegna, tra Cagliari e Nora, la sagra di Sant’ Efisio. Non solo la più importante festa popolare, e il più notevole evento di cultura tradizionale in Sardegna, ma anche la più grande e colorata processione del Mediterraneo sia per la durata e lunghezza del percorso, sia soprattutto per il numero dei paesi coinvolti che fanno a gara a partecipare. Una festa in onore di un santo nato a Gerusalemme che, venuto in Sardegna come ufficiale dell’Imperatore Diocleziano, da feroce persecutore dei cristiani ne divenne il difensore dopo la sua conversione e che, per non abiurare alla sua nuova fede, accettò la prigione, le torture nel carcere di Stampace e infine la condanna alla decapitazione a Nora il 15 Gennaio 305 d.c.

Questa è la storia, e si intreccia con la leggenda. Il mito tramanda che Efisio, prima di morire, abbia chiesto a Dio la protezione della città di Cagliari dalla peste, dalla carestia e dai barbari. E’ per altro risaputo che i cagliaritani, appellandosi a lui in piu’ occasioni, ebbero salva la vita o trovarono la forza di ricominciare a partire dalla cessazione del flagello della peste bubbonica che imperversava in tutta Europa e che a Cagliari fece migliaia di vittime: era il 1656. Da quella data il consiglio comunale decise di onorare Efisio nel mese simbolo della rigenerazione della natura, con una sagra che richiamasse nella città sul Golfo degli Angeli, per rendergli omaggio, tutta la comunità dell’isola. E così è stato, e così è ancora.

L’evento principale di tutta la festa è la processione del primo maggio che ripercorre le tappe del martirio del Santo, partendo dalla chiesetta a lui dedicata nel quartiere di Stampace dove si trova la sua statua. Questa, già vestita con abiti di festa dal pomeriggio del 29 aprile e già posta all’interno del cocchio su cui deve essere condotta, viene adornata in questo giorno con tutti i gioielli offerti dai fedeli ex voto. E con essa viene pure addobbato il cocchio dai rappresentanti dell’Arciconfraternita di Sant’ Efisio che da sempre custodisce e tramanda questa tradizione.

Dalla chiesa comincia ad avviarsi il corteo aperto dai carabinieri a cavallo, cui seguono le “Traccas“, il vero simbolo della festa: carri a ruota piena, impreziositii con coperte e tessuti a mano, tappeti, fiori, prodotti della terra e utensili della vita contadina, trascinati dai buoi con gioghi inghirlandati. Subito dietro, ecco procedere una imponente rappresentazione dei vari paesi della Sardegna ( circa una settantina di gruppi) che sfilano con i costumi tradizionali recitando e cantando le preghiere della tradizione isolana.

Poi, ecco i cavalieri campidanesi su cavalli agghindati a festa, sovente insieme alle loro donne, adornate con i gioielli tradizionali. In successione ecco i miliziani a cavallo in divisa secentesca, che costituiscono la scorta di protezione del santo e che sono in rappresentanza dei quartieri cagliaritani.

E ancora” is dottoris“, vale a dire i membri della “Guardianìa“, scelti un tempo fra le classi più elevate, l’ “alternos“, in rappresentanza del potere politico e garante dello scioglimento del voto fatto al santo dalla municipalità, quest’ultimo vestito col frac e il cappello a cilindro e con al collo il “Toson d’or“, la medaglia dell’ordine cavalleresco di cui Cagliari fu insignita nel 1779.

E ancora il “cappellano“, i membri dell’Arciconfraternita, i porta lanterne, i suonatori di launeddas.

Ed ecco finalmente per ultimo, alle 12 in punto, uscire dal cortile della chiesa, trasportato su un cocchio dorato trainato da una coppia di giganteschi buoi, la statua del Santo. Il suo abbigliamento da una parte è quello del soldato romano che era, con la spada gli schinieri e la lorica, dall’altra per l’ampio collare in pizzo, il mantello ricamato e il pizzetto, ricalca quello di un nobile spagnolo del 600.

Al suo passaggio ha luogo sa “Ramadura“, il rituale lancio dei petali di fiori (soprattutto rose), sia dalle finestre sia dai balconi, sia lungo le strade da parte dei gruppi e che forma un tappeto multicolore lungo tutte le strade ma che soprattutto davanti al palazzo civico di via Roma è fortemente suggestivo.

Dopo aver sfilato per le vie del centro storico il corteo si scioglie per la maggior parte in Viale La Playa, continuando in tono minore attraverso varie soste in una delle quali ( nella località Giorgino) vengono fatte indossare al santo vesti più semplici, mentre il cocchio dorato è sostituito da uno piu’ modesto. Giunto finalmente a Nora, luogo del martirio di Efisio e antica colonia fenicio-romana, portata in spalla lungo la spiaggia tra il suono delle launeddas, la statua rimane esposta alla venerazione dei fedeli mentre la sagra procede il giorno 3 con messe frequenti nella chiesetta di Nora .

Il 4 maggio è la data del ritorno, che avviene sottotono e con minor folla. Ma il momento del rientro in città è ugualmente suggestivo, anche perché è al tramonto che il cocchio con la statua del santo, accompagnato dal suono delle launeddas, ripassa per le vie di Cagliari preceduto da qualche gruppo in costume, cavalieri, miliziani e membri delle confraternite e seguito da una folla di fedeli. E il suo rientro in chiesa è estremamente toccante sia per la procedura di scioglimento del voto sia per i canti ( is goccius) intonati dai confratelli.

Questo a grandi linee il programma della Sagra, che però non rende la bellezza e la sontuosità della festa, il tripudio dei colori e dei costumi, dei fiori e degli addobbi, l’atmosfera festante che emana dai partecipanti alla processione ma anche dalle migliaia di cagliaritani che assistono dalla tribune, dai bordi delle strade, dalle finestre e dai balconi per ripercorrere il rito della venerazione del Santo cui sono tanto debitori. Ma anche dei turisti di tutto il mondo che ogni anno sempre di piu accorrono per ammirare queste tradizoni e riti ancestrali.

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