Il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna
May 3rd, 2008 | By Junio Murgia | Category: MonumentiIl Mausoleo, patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco, fu fatto edificare nel V secolo d.c. come tomba per sé e i suoi familiari da Galla Placidia, figlia minore dell’Imperatore d’Oriente Teodosio, sorella di Onorio, Imperatore d’Occidente e, a sua volta, reggente di questo impero fino alla maggiore età del figlio Valentiniano III.
Le sue spoglie in realtà si trovano nella Chiesa di San Vitale, poco distante, ivi trasportate dopo una prima sepoltura a Roma, luogo dove nel 450 si concluse la sua vita avventurosa.
La seduzione della sua storia e della sua leggenda nel corso dei secoli hanno colpito studiosi di tutto il mondo che le hanno dedicato romanzi, biografie, opere teatrali: tale fascino sgorga magnificamente in questo piccolo edificio funerario, gioiello dell’arte bizantina ed emblema della politica edilizia portata avanti dall’Imperatrice per rendere la città di Ravenna degna della sua nuova grandeur, una volta divenuta capitale dell’Impero romano d’occidente.
L’edificio, che originariamente era annesso alla Chiesa di Santa Croce da un portico oggi scomparso, si presenta attualmente sprofondato per oltre un metro e mezzo a seguito del costante abbassamento del suolo del territorio ravennate ( la nota “subsidenza”): il che ne ha alterato le proporzioni, originariamente più slanciate.
A forma di croce latina piuttosto corta, con una torretta che fuoriesce dalla parte laterale ( i bracci), il sepolcro anticamente era rivestito di marmi. Oggi invece appare coi suoi mattoni a vista che un tempo poggiavano su tutti i lati, tranne quello della facciata, su di uno zoccolo non più visibile a causa dello sprofondamento. La parte superiore invece presenta delle archeggiature cieche che rendono più mossa la struttura muraria. Unico elemento decorativo un fregio pagano con decorazioni bacchiche sull’architrave della porta e una pigna marmorea sulla sommità della torretta come in altri monumenti funebri.
Alla semplicità o essenzialità della costruzione esterna, tipica del resto di tutte le antiche costruzioni ravennati, ma qui ancora più evidente, fa da contraltare la ricchezza e la preziosità delle decorazioni al suo interno che lasciano il visitatore senza fiato. Illuminato tenuamente dalla luce che filtra attraverso le spesse lastre di alabastro delle finestre ( molto usate in epoca proto-cristiana) il mausoleo è rivestito nella parte bassa da un’alta zoccolatura di restauro di marmo giallo di Siena, mentre tutto il resto è interamente tappezzato da rivestimenti museali di tipo classico e romano-ellenistico, in cui il colore dominante è il blu indaco: dalle pareti delle volte a botte dei quattro bracci della croce, alle lunette, alla cupola.
La cupola in particolare, sottesa alla torretta esterna e posizionata tra le quattro volte che rappresentano un cielo stellato su fondo indaco, colpisce la nostra fantasie e sensibilità conferendo al luogo un’atmosfera magica. Se la croce, posta al centro della cupola è simbolo della redenzione del Cristo, altri simboli dell’iconografia cristiana sono presenti ovunque per rappresentare il tema della vittoria della vita sulla morte. Si pensi ai simboli dei quattro evangelisti alle quattro estremità della cupola oppure, sotto le finestre d’alabastro, le colombe che si dissetano a un vaso, o i cervi che corrono verso l’acqua. Ad essi si alternano figure del mondo cristiano come, sotto il piede della croce nel temburo, gli apostoli in atto di adorazione verso l’alto, vestiti come alti dignitari romani con candide toghe e nivei manti decorati con strisce color di porpora. O il Buon Pastore trionfante seduto su di una rupe in mezzo alle pecorelle che lo guardano, disposte in simmetria nella lunetta posta sopra la porta di ingresso. O ancora San Lorenzo che si avvia al martirio con la croce sulle spalle e nella mano un libro aperto dai caratteri ebraici, nella lunetta dell’abside.
In tutte queste figure è notevole l’accuratezza dei particolari e l’abilità della resa dei volumi e della disposizione su diversi piani, ma su tutto è rilevante la gamma coloristica armonica ed elegante.
Se la varietà delle decorazioni a carattere sacro può far pensare a un tempio divino, la presenza dei tre sarcofaghi marmorei riporta alla destinazione per la quale l’edificio era stato costruito. Di essi, uno mastodontico e di chiara matrice pagana, anche per la mancanza di qualunque simbolo cristiano. Gli altri due sarebbero stati la sepoltura del marito e del figlio dell’Imperatrice.
