“La fontana delle 99 cannelle” nella città dell’ Aquila

Apr 26th, 2008 | By Junio Murgia | Category: Monumenti

Le origini di L’Aquila affondano le radici nel mistero e nella grandeur del suo fondatore, l’Imperatore Federico II di Svevia. Narra una leggenda affascinante che la città abruzzese risultasse costruita dal contributo imposto dall esponente del casato Honenstaufen, noto come “Stupor Mundi”, a ciascuno dei nobili dei 99 castelli della zona per adoperarsi per la costruzione di una piazza, una chiesa, una fontana. Non si sa poi se le piazze e le chiese fossero realmente 99, comunque tale numero rimane il legame con un passato mistico e affascinante. Ma 99 cannelle, da cui ancora fuoriesce acqua, sono sicuramente presenti nella fontana situata nella parte bassa della città, vicino all’odierna stazione, all’interno della Porta Rivera e non lontano dal corso del fiume Aterno.

Monumento simbolo della città abruzzese, è certo che tale fontana ( chiamata originariamente fonte della Rivera) fu costruita per volere del nobile governatore Lucchesino Aleta . Egli affidò nel 1272 l’incarico al noto architetto abruzzese Tancredi da Pentima: ” Magister Tangreus de pentoma de valva fecit hoc opus” è inciso infatti sulla lapide di foggia trecentesca posta nella parte centrale della fontana stessa.

Pare però che in origine le cannelle fossero solo sessantré ( 40 sul lato centrale e 23 su quello sinistro): altre poi ne vennero aggiunte contemporaneamente alla costruzione del muro di destra verso la fine del XVI secolo. I mascheroni applicati in tale periodo a ciascuna cannella, ad eccezione di sei, ed uno diverso dall’altro, ad effigie umana, satiresca o animale, dovevano rappresentare, se non le effigi dei nobili che contribuirono alla fondazione della città, per lo meno i loro simboli. Fra l’uno e l’altro poi vennero poste delle formelle sulle quali erano scolpiti motivi tipici dell’arte abruzzese, come rosoni a quattro foglie piene e varie figure e sul lato destro, dove sono più distanziati tra di loro, affiancati da formelle con disegni a losanga. In epoca posteriore ( XV secolo) venne posizionato dietro le cannelle un muro di pietra di marmo a scacchi bianco e rosa, simili a quelli della facciata della chiesa di Santa Maria di Colle Maggio, pietra proveniente dalle cave che sono nei pressi di Genzano di Sassa. Al centro di esso si inserisce lo stemma della città con l’aquila dallo scudo a testa di cavallo e nastri svolazzanti. Nel XVI secolo vennero infine aggiunte le vasche più basse per usarle come lavatoi pubblici riutilizzando pietre ricavate dalla demolizione di una fontana di Piazza Palazzo.

Oggi, dopo i restauri da poco terminati, la fontana ci appare in tutto il suo splendore contornata dal verde, con la sua pianta a forma di U posta in una piazzetta trapezoidale alla quale si accede tramite una scalinata delimitata da una bella inferriata proveniente dal piazzale di Santa Maria di Colle Maggio. Osservando quei mascheroni e quelle pietre, e ascoltando lo zampillio dell’acqua che si riversa da una vasca all’altra non si può fare e mano di sentirsi afferrrare dalla magia del luogo e dall’alone delle leggende nate intorno ad esso. Esemplare quello concernente l’ubicazione della sorgente principale, ancora ignota, e quello del vero significato delle maschere.

L’interpretazione più affascinante sul significato della geometria della fontana e delle maschere è quella che gli studiosi Paolo Cautilli, Luca Ceccarelli e Michele Proclamito hanno fornito nel loro bestseller “La rivelazione dell’Aquila”. Riportando alla luce la simbologia esoterica della città per cui la fontana sarebbe stato un luogo di iniziazione cavalleresca gestita dai monaci cistercensi, di cui i Templari erano il braccio armato.

Leave Comment