Il Grand Hotel di Rimini
Apr 20th, 2008 | By Junio Murgia | Category: MonumentiFederico Fellini, il celebre regista riminese, ha immortalato il Grand Hotel di Rimini in numerosi film, in particolare nel suo capolavoro della maturità, “Amarcord” . Nell’opera del 1973, che più di ogni altro Fellini ha dedicato alla sua terra d’origine, l’hotel diventa il simbolo della sua malinconia grottesca, intensa ed onirica e acquista fama internazionale.
In “Amarcord” trovano un felice connubio la realtà del periodo in cui si svolge la storia ( il ventennio fascista) e l’immaginario esaltato dal fascino e dall’incanto dei ricordi del ragazzino protagonista, proiezione del Fellini giovane (”Amarcord” significa appunto “mi ricordo” in dialetto romagnolo). Se Rimini infatti diventa un anonimo borgo di provincia sul mare, che però presenta molti personaggi simili a quelli incontrati in quella città nella sua adolescenza, il Grand Hotel con le sue atmosfere inimitabili e intensamente suggestive si sublima in luogo misterioso e irraggiungibile per il ragazzino e i suoi amici, che ne spiano dall’esterno la vita ( “la favola della ricchezza, del lusso, dello sfarzo orientale”), quando “le sere d’estate l’albergo diventava Baghdad, Istanbul, Hollywood”, come scrive lo stesso Fellini nel suo romanzo “La mia Rimini”.
Ma il Grand Hotel non vive soltanto nell’immaginario felliniano, luogo inaccessibile ai comuni mortali anche nella realtà. All’interno di un turismo di massa, costituito da pensioni e alberghi per lo più a conduzione familiare, questa struttura imponente e lussuosa si è sempre elevata per avere ospitato capi di stato, teste coronate, nobili di vario grado e personaggi di spicco della cultura, dell’arte, dello spettacolo, dello sport. Anche oggi, le stelle del jet set non possono esimersi dal soggiornare in quel “tempio del lusso e della mondanità”, come è stato definito.
Simbolo della storia, del costume non solo della città romagnola ma di tutta l’Italia, dichiarato nel 1994 monumento nazionale vincolato alla Sovrintendenza delle Belle Arti, l’ albergo ha mantenuto negli anni la struttura originaria in stile eclettico-liberty (il progetto fu commissionato al grande architetto sudamericano Paolo Somazzi), a parte le due cupole ornamentali che sovrastavano il tetto, distrutte da un terribile incendio nel Luglio del 1920. Perfino la scenografia degli interni è stata rispettata nelle varie ristrutturazioni che si sono susseguite negli anni, in particolare dopo i danni causati dal secondo conflitto mondiale. Se all’esterno il Grand Hotel ha sempre l’aspetto e l’atmosfera di un castello da belle époque, anche l’interno ne conserva il sapore da primo Novecento, con quella hall dagli altissimi soffitti, con quei pavimenti in marmo palladiano, con quelle statue in travertino e gli splendidi arazzi e dipinti ovunque. Gli arredi, anche delle camere, sono rimasti quelli originali del XVIII secolo, francesi e veneziani.
Alle reminiscenze del passato fa da contrappunto il progresso delle strutture del Centro Congressi, inaugurato lì accanto nel 1992: un edificio moderno dove, durante tutto l’anno, si avvicendano incontri ed eventi a livello internazionale. Il tutto immerso in un parco di oltre undicimila metri quadrati, costituito da pini secolari e a 50 metri dal mare.
La politica di destagionalizzazione del turismo inaugurata dagli Arpesella, precedenti e celeberrimi proprietari per ben quarantanni, ha permesso di tenere aperta la struttura tutto l’anno e sembra possa continuare con successo, ora che il Grand Hotel dopo alterne vicende sta vivendo una nuova stagione felice.
