La necropoli fenicio-punica di Tuvixeddu a Cagliari
Apr 10th, 2008 | By Junio Murgia | Category: MonumentiScavata sul colle calcareo di Tuvixeddu, il cui nome in sardo significa “colle dei piccoli fori”, la necropoli, coi suoi 67 ettari di superficie, è una delle più vaste aree storico-monumentali del Mediterraneo, sicuramente la più grande necropoli. Infatti, in essa sono ancora presenti centinaia di tombe fenicio-puniche risalenti al periodo tra il VI e il III secolo AC: e numerose tombe romane sparse lungo il pendio e sulla sommità del colle.
Questi sepolcri rappresentano solo una minima parte di ciò che era scavato e che, nel corso dei secoli, è andati distrutto, danneggiato o depauperato sia per colpa di scavi più o meno legittimi effettuati con metodi non propriamente scientifici, sia per l’intervendo dei famigerati tombaroli, che hanno depredato i preziosi contenuti all’interno. Senza dimenticare l’uso improprio durante l’ultima guerra ( rifugi) e gli interventi strutturali sul Colle stesso a partire dalla costruzione di un acquedotto in epoca romana, per arrivare alle attività estrattive di calcare per l’edilizia andate in porto fino a buona parte del XX secolo.
Le tombe fenicio-puniche, di gran lunga le più interessanti artisticamente, sono di tipo prevalentemente ipogeico ( sotterranee), raggiungibili attraverso un pozzo rettangolare profondo fino ai 12 metri, lungo il quale i necrofori scendevano grazie a tacche laterali scavate sulle pareti. I morti venivano invece scesi verticalmente attraverso un sistema di corde. Attraverso una porta che poi veniva chiusa con una grande pietra squadrata si accedeva alla Camera mortuaria vera e propria, a pianta rettangolare o trapezoidale, in cui erano presenti una o più fosse, in forma di loculi, e le cui pareti erano decorate con immagini simboliche.
Altre tombe invece erano situate direttamente sulle pareti rocciose verticali del Colle ed erano spesso precedute da un vestibolo. In tutte erano presenti, come era d’uso nell’antichità, corredi funerari come anfore, coppette, amuleti, uova di struzzo dipinte e statuine varie con effigie dei defunti o di divinità, mentre monili più o meno ricchi rivestivano i corpi dei defunti all’interno dei loculi. Le tombe più ricche presentavano poi sulle pareti rocciose all’interno delle camere sepolcrali decorazioni geometriche e affreschi veri e propri, sopratutto a carattere religioso, come la mezzaluna sorgiva, simbolo di TANIT, la dea dell’amore e della morte, la palma e il globo solare, simboli tutti della religione in uso fra i fenici-cartaginesi.
Il timore di ulteriori saccheggi e danneggiamenti ha fatto sì che il materiale trovato durante i vari scavi venisse trasferito all’interno di vari musei, sopratutto il Museo Archeologico Nazionale della stessa Cagliari. Un’ ampia parte di reperti è custodita al British Museum di Londra: notoriamente nell’Ottocento gli Inglesi sfruttarono la loro preponderante posizione nel Mediterraneo per impadronirsi di reperti punico-fenici, in particolare quelli relativi al sito di Tharros. Molti sepolcri sono poi stati cementati, come per le due sontuose e pluridecorate tombe del IV secolo AC, la tomba di Ureo e la tomba del combattente: la prima delle quali presenta maschere gorgoniche e il cobra sacro della religione egizia, noto come “serpente ureo“, mentre la seconda presenta la raffigurazione di un guerriero mentre scaglia la lancia.
Le tombe di epoca romana sono della stessa tipologia, scavate nella roccia con nicchie nelle pareti atte a contenere non cadaveri ma urne con ceneri dei defunti. Sono sparse lungo il pendio del colle che decliva verso Viale Sant’ Avendrace ed erano numerose lungo la strada che usciva dal centro cittadino. Erano presenti anche in quest’ultima diverse tombe monumentali che presentavano suggestive iscrizioni e decorazioni, vedi tomba di Rubellio.
L’unica tomba in parte visitabile è la cosiddetta “Grotta della Vipera“, fatta scavare nella roccia dal romano Lucio Cassio Filippo per gratitudine nei confronti della moglie Attilia Pomptilia che aveva chiesto e ottenuto dagli dei di morire al posto del marito. Della facciata monumentale di questa resta purtroppo solo un’architrave di accesso al tempietto, decorata con due serpenti, simbolo della vita eterna e della fedeltà. In origine il sepolcro si presentava come un tempietto con quattro colonne sormontate da capitelli in stile ionico e affiancate da una scala semi-circolare ricavata nella roccia. Dietro l’ingresso era situata la camera sepolcrale a forma rettangolare sulle cui pareti erano incise poesie greche e latine dedicate alla moglie del nobile romano.
Questo è il paradigma di una mancata tutela e valorizzazione di una zona di alto valore archeologico e culturale: molte tombe sono state inglobate in abitazioni private e una strada a scorrimento veloce oggi attraversa la vasta zona di Tuvixeddu. Tuttavia, esiste ancora un vasto patrimonio da riscoprire e inserire in circuiti virtuosi, e il lavoro fatto per le varie manifestazioni “Monumenti aperti” ha dimostrato che ciò è fattibile. I progetto di un parco archeologico, un autentico “museo a cielo aperto“, per proteggere e valorizzare un simile tesoro, sta scontrandosi contro diversi interessi particolari e con le lotte intestine tra soggetti coinvolti, sia pubblici che privati. La speranza è che si recepisca come tale parco possa essere una leva di sviluppo culturale ed economico all’interno di un processo di futuro e sostenibile sviluppo turistico, volano di una nuova concezione di bene culturale, legata a doppio filo all’ambiente naturale di cui è espressione.
